Dolce e Gabbana: condanna per evasione fiscale confermata in appello

I due stilisti sono stati condannati anche in appello per evasione fiscale, con un leggero sconto di pena, da un anno e otto mesi a un anno e sei mesi.

La Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna per evasione fiscale per Domenico Dolce e Stefano Gabbana, condannandoli a un anno e sei mesi di reclusione contro un anno e otto mesi del primo grado. I due stilisti sono stati giudicati colpevoli di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi negli anni 2004 e 2005 (per un valore di circa 200 milioni di euro), reato per il quale finirono sotto processo nel 2012.

I giudici d’Appello hanno ritenuto fondata l’accusa secondo la quale la società lussemburghese Gado – che gestiva il marchio degli stilisti – era in realtà una società domiciliata in Lussemburgo solo per evadere il fisco italiano.

Il legale degli stilisti, Massimo Dinoia, dopo la sentenza ha commentato in aula:

«Sono allibito. Una sentenza che lascia senza parole. Ricorreremo in Cassazione».

A rendere più incredibile la sentenza di condanna, infatti, è la richiesta di assoluzione avanzata dalla stessa pubblica accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Gaetano Santamaria Amato, il quale ha precisato essere un’operazione perfettamente lecita per una attività di questo livello la creazione di una società lussemburghese, la “Gado”, per avere un regime fiscale più favorevole.

Nella sua requisitoria, inoltre, il sostituto procuratore ha smontato le tesi accusatorie che avevano portato alla sentenza di parziale condanna del giugno di un anno fa, ritenendo che la vicenda, seppur fastidiosa per i contribuenti italiani, è assolutamente lecita dal punto di vista legale.

I giudici della seconda sezione, però, hanno ritenuto di dover condannare ugualmente i due imputati, e altre 4 persone legate alla vicenda. Le motivazioni della sentenza sono attese tra 60 giorni e a quel punto la difesa potrà predisporre il ricorso in Cassazione gà preannunciato.

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